Un mese fa, 21 gennaio 2012, moriva Vincenzo Consolo. Era il mio scrittore italiano vivente preferito. Ogni anno speravo che vincesse il Nobel (l’anno scorso lo avevo chiesto proprio qui, purtroppo io in Svezia “non conto quacchecosa”). Consolo è uno scrittore immenso. La lingua, le storie, l’immaginario. Consolo Bufalino Sciascia: i miei tre santi protettori.

Non so quale delle sue opere sia più mia, per me è un autore-universo, non saprei da dove cominciare. So che quando ho nostalgia della mia città, io emigrante come lui, leggo certe sue pagine. Messina, città assurda dal mare azzurrissimo e le brutte case, città di passaggio e di conquista, città addormentata, città babba, città terremotata, città indelebile, città della liscìa e della granita, città della distanza tra l’isola e la terraferma.
“Le feci conoscere Messina, il porto, con tutta la confusione dei bastimenti fermi, delle navi in movimento, dei ferribotti, la Madonna lì alla punta della falce, alta sopra la colonna, sopra il forte del Salvatore; il Duomo, dove restò incantata, a mezzogiorno, per il campanile e l’orologio, ch’è una delle meraviglie di questo nostro mondo: suonano le campane, canta il Gallo, rugge il Leone, la Colomba vola, passa il Giovane, il Vecchio, passa la Morte con la falce; sorge la chiesa di Montalto, passa l’Angelo, San Paolo, torna l’Ambasceria da Gerusalemme, la Madonna benedice… Me la portai per i viali, a Cristo Re, su fino a Camaro, a Ritiro, ai colli di San Rizzo. Ma lei, lei, sempre pronta, sottomessa, era però come restasse sempre straniata, come legata con la mente alla terra di là, oltre lo Stretto. E più mi dava figli (tre volte partorì in cinque anni) più sembrava crescere in lei il silenzio e lo scontento. C’era fra noi, che dire? come una distanza, uno stretto, una Scilla e Cariddi fra cui non si poteva navigare”.
Vincenzo Consolo, Scilla e Cariddi
end nau samting niù
19/02/2012
Un po’ di niùs.
* Caro diario ti scrivo…, (mio e di Patrizia Rinaldi, Sonda Editore 2011, menzione speciale Nisida-Roberto Dinacci all’interno del Premio Elsa Morante Ragazzi) è ora disponibile anche in ebook. Si può comprare direttamente qui.
* È un po’ che non linko qui le mie recensioni di cinema su SettePerUno. Le trovate sul sito ogni martedì, ma se volete far prima, dall’ultimo aggiornamento (dicembre) a oggi, ho raccontato: il documentario sulla strepitosa attrice dei telefoni bianchi In arte Lilia Silvi, l’Alberto Sordi – Silvio Magnozzi che tutti siamo (ma specialmente io, però) di Una vita difficile, il mockumentary L’era legale, il visionario – e brunoschulziano – Street of Cocodriles, l’immortale Via col vento e l’adorato Elizabethtown (sì, sono una romanticona, lo sanno tutti).
* Sempre su SettePerUno trovate anche la mia personale – ehm – playlist Cattiveria d’ammmore. Romanticona? Fino a un certo punto. Leggere (e ascoltare) per credere.
* Bruno: la rassegna stampa aggiornata sul sito di Orecchio Acerbo: qui.
* Bruno, Bruno, sempre Bruno for ever Bruno: non riuscirò mai a raccontare il punto e il modo in cui le mie parole e le immagini di Ofra Amit si sono incontrate. C’è riuscita invece meravigliosamente lei. Leggetela – e guardate le foto - qui.
* Una persona che stimo mi ha stupita con un regalo commovente. Lo desideravo da tempo, riceverlo è stata una gioia, sfogliarlo è stupore e meraviglia. Brunoschulziani e non brunoschulziani, anche se in Italia non è (ancora?) stato tradotto, trovate il modo di procurarvi Tree of codes, di Jonathan Safran Foer. Non è un libro, è un’esperienza di gioco con la carta e le parole. Guardate.
“Terranova?”
“Eccomi, prof.”
Sono passati due mesi dall’inizio dell’anno. Non solo non mi ha mai degnato di uno sguardo ma sembra trattarmi con sufficienza ogni volta che apro bocca, mi sento trasparente, inutile, perfino ridicola. Durante la prima interrogazione, su lingua d’oc e lingua d’oil, avevo studiato un sacco eppure sembrava che si prendesse gioco di me, che si divertisse a farmi cascare. No, decisamente non gli piaccio. Non so perché. Non sarebbe un problema se l’italiano non fosse la mia materia preferita, se non avessi affrontato due lunghissimi anni di ginnasio_aoristo_declinazioni per arrivare qui a studiare letteratura con lui, con l’uomo dalla leggendaria ed enciclopedica cultura, l’uomo che scrive libri colti, che ha schiere di alunni adoranti e pellegrinaggi di ex alunni devoti, l’uomo le cui lezioni incantano per ore, l’uomo che alla prima lezione sull’inferno di Dante mi ha già fatto venire voglia di imparare terzine a memoria.
“Terranova?”
Mi alzo controvoglia per andare a riprendermi il mio tema e ricevere il voto. Il primo dell’anno. Il prof ha detto che sono andati tutti male tranne qualcuno. Figuriamoci. Io ho scelto la traccia di attualità, ho parlato di un preoccupante atteggiamento neofascista nella politica italiana. (Ho quindici anni e ho la prima, unica e ultima tessera di partito della mia vita. Ma lui questo non lo sa). Ho riempito quattro colonne fitte cercando di tenermi alla larga dalla retorica, spiegando i come e perché delle mie paure, cominciando dalla politica e finendo per parlare di me.
Cammino piano guardando da un’altra parte.
“Terranova: sette meno. Non tanto per quello che dici ma molto, moltissimo per come lo dici. Dagli occhi mi sembravi una babba, avete presente quando uno pensa: in tutte le classi c’è un alunno, poverino, il meno dotato di tutti? Ecco, io pensavo fossi tu. Poi ho letto il tuo tema. Brava”.
Me ne sto qui stasera, da sola, a pensare al dolore quando decise di andare in pensione un anno prima della fine del triennio, a tutto quello che mi ha dato [dall'amore per la nostra lingua, per gli anfratti dei dialetti, per i dettagli delle feste popolari di cui era un cultore, fino alle parole del suo Colapesce che è nello scaffale dei libri fondamentali, insieme a Schulz, la Morante, Caproni, la Rosselli, un libro che avevo ricordato l'anno scorso qui], a tutte le presentazioni dei suoi libri a cui puntualmente andavo perché c’era sempre da imparare, a quella volta che mi rimproverò perché non amavo abbastanza il Purgatorio.
E allora arrivederci, professor Giuseppe Cavarra. La poetessa Maria Costa ti ha salutato così: Si stutau a lanterna omo littratu. A tia un grazi smisuratu. Nessuno potrebbe fare meglio. Io proverò a farti conoscere di più anche fuori da quella Sicilia, da quella provincia messinese che tanto hai amato e a cui tantissimo hai dato.
Cominci, chi passa, a leggere qui.
Bruno a Fahrenheit
04/02/2012
Il 24 gennaio Bruno il bambino che imparò a volare (testo mio, illustrazioni di Ofra Amit, editore Orecchio Acerbo) è stato libro del giorno a Fahrenheit, Radio Tre.
Qui la scheda del libro e il podcast della puntata in cui sono stata ospite di Loredana Lipperini.
Adesso si vota per il libro del mese, con un’email a fahre@rai.it in cui si indica il preferito fra i titoli di gennaio (l’elenco completo qui).
Un sorriso a tutti, e uno in più a chi sceglierà Bruno.
(foto di Rino Bianchi)
Sono qui che stiro
03/02/2012
“Non calcolerò mai tutto. Non verrò mai da lei a dire: è stata una bambina che ha ricevuto pochi sorrisi. Suo padre mi ha lasciato prima che compisse un anno. Ho dovuto lavorare per i suoi primi sei anni quando c’era lavoro, oppure l’ho mandata a casa dai parenti di lui. Ci sono stati anni in cui ha odiato le attenzioni che riceveva. Era cupa e magra e aveva un’aria straniera in un mondo dove il fascino stava nella biondezza, nei capelli ricci e nelle fossette, era lenta laddove veniva premiata la spigliatezza. Era figlia di un amore ansioso, non orgoglioso. Eravamo poveri e non abbiamo potuto darle un terreno su cui fosse facile crescere. Ero una madre giovane. Ero una madre nervosa. C’erano altri figli che pressavano, pretendevano. La sorella più piccola sembrava avere tutto quello che a lei mancava. Ci furono anni in cui non voleva che la toccassi. Si è tenuta troppe cose dentro, è stata la sua vita a farle tenere troppe cose dentro. Me ne sono resa conto troppo tardi. Ha tanto da offrire e probabilmente ne caverà fuori poco. È figlia del suo tempo, della depressione, della guerra, della paura.
La lasci fare. E così tutto quello che ha dentro non fiorirà: ma per quanti è davvero così? Ne ha comunque abbastanza per viverci. La aiuti solo a capire – ad avere motivo di capire – che è più di questo vestito sull’asse da stiro, inerme davanti al ferro”.
Tillie Olsen, Sono qui che stiro, in Fammi un indovinello, pubblicato da Giano nel 2004.
- uno dei miei racconti preferiti di tutti i tempi -.
Bruno a Sermoneta
02/02/2012
— L’incontro è stato spostato a data da fissare, causa neve e maltempo —
Venerdì 3 febbraio, alle ore 20,00, nello spazio d’Arte Il Chiodo, in Piazza del Popolo a Sermoneta, nell’ambito della rassegna “Arte al Chiodo”, a cura di Claudio Muolo, ci sarà la presentazione del libro illustrato “Bruno. Il bambino che imparò a volare”, di Nadia Terranova. Illustrazioni Ofra Amit, Orecchio acerbo editore.
Introdurrà lo storico dell’arte AnnaGrazia Benatti. L’editore Paolo Cesari e l’autrice Nadia Terranova presenteranno il libro.
Seguirà una lettura in musica curata dall’Acta Teatro di e con: Lucia Viglianti (voce e canto); Raffaele Esposito (fisarmonica).
“Il cavedio” a Milano, e anche l’ebook
30/01/2012
Intanto, da qualche giorno, Il cavedio è disponibile anche in formato ebook su Bookrepublic. Potete comprarlo qui.
Bruno con le ali dei bambini
28/01/2012
Il Sistema Bibliotecario Sud Pontino, nell’ambito delle proprie iniziative, celebra la “Giornata della Memoria” che vuole essere un contributo per la promozione di una cultura della Pace e della solidarietà tra i popoli.
oggi
28/01/2012
Leggendo Bruno per non dimenticare – sabato 28 gennaio

Ogni anno il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria per non dimenticare tutte le vittime dell’Olocausto. Anche Roma in Famiglia, in collaborazione con Orecchio Acerbo Editore e la libreria Passaparola, vuole ricordare questo momento invitando, sabato 28 gennaio, le famiglie di Roma alla lettura di un libro per bambini davvero toccante: Bruno. Il bambino che imparò a volare di Nadia Terranova, con i disegni di Ofra Amit. Bruno è un bambino ebreo e la sua grossa testa lo rende impacciato nei movimenti. Ma da quella testa sono usciti disegni e racconti straordinari. Bruno è infatti Bruno Schulz, poeta e pittore polacco ucciso dai nazisti nel 1942. Il mondo straordinario della sua infanzia, il rapporto con il padre Jakob, la voglia di raccontarsi a matita e il tragico incontro con la follia nazista sono tratteggiati come in un sogno dall’autrice in un libro che, anche grazie alle meravigliose tavole dell’illustratrice, assomiglia ad uno scrigno in cui custodire qualcosa di importante per chi lo legge. Il ricordo e la memoria, appunto, e un pensiero da dedicare a chi ha vissuto quegli anni tristi e assurdi.
Sabato 28 gennaio alle ore 18, nella libreria Passaparola in via della Balduina 122, sarà proprio Nadia Terranova a sfogliare e leggere per i bambini e le loro famiglie alcuni brani del suo libro. Chi volesse poi lasciarsi incantare dai disegni originali di Ofra Amit può farlo fino al 5 febbraio alla Galleria Tricomia in via di Panico 35 (dal martedì al sabato dalle 10 alle 19.30).
( da qui)
Bruno il bambino che imparò a volare
21/01/2012
Martedì 24 gennaio a partire dalle 17, sarò ospite a Fahrenheit su Radio Tre per parlare di Bruno il bambino che imparò a volare.
Mercoledì 25 gennaio alle 16 ne parlerò invece a L’Aquila, alla Casa del Teatro di piazza D’Arti. Qui l’invito.
Giovedì 26 gennaio 2012 alle 18.00 alla Biblioteca Europea di via Savoia 13/15 (Roma) a presentare Bruno saremo io, Ofra Amit, Francesco M. Cataluccio e Jaroslaw Mikolajewski.
Vi ricordo anche l’appuntamento di venerdì 27 gennaio alle 17.30, quando Ofra Amit firmerà copie del libro alla Galleria Tricromia (via di Panico, 35), dove c’è la mostra con le sue – splendide – tavole. Spero di esserci anch’io.
Sul sito di Orecchio Acerbo la rassegna stampa aggiornata: qui.





